Allegro ma non troppo

Allegro ma non Troppo

Sonate di creazione e di resistenza

032

Testo e regia di Grazia Isoardi
Con gli attori della Casa di Reclusione “R.Morandi” di Saluzzo
Coreografie di Marco Mucaria
Consulenza musicale di Paolo De Santis

Tutti gli uomini ascoltano la musica e la musica è dappertutto.
La sua forza sta proprio nella capacità di rivolgersi a tutti gli esseri umani ed insegna che tutto è collegato,
dal pensiero logico alle emozioni, dal calcolo alla follia.
Il lavoro nel 2011 con i detenuti del Laboratorio Teatrale si è svolto ascoltando esclusivamente le musiche sinfoniche.
Non per sfida o presunzione, quanto per la curiosità e la necessità di un confronto con qualcosa di molto bello che si contrapponesse alla bruttezza del carcere.
Il carcere è il luogo più brutto in assoluto, le condizioni di vita sono pessime, il rischio di diventare più brutti e cattivi è quasi inevitabile. Il teatro in carcere cerca di portare qualche stimolo di vita, la possibilità di raccontarsi, la ricerca personale e collettiva di qualcosa di bello e di buono.
Perché questa è l’impresa più ardua come scrisse Italo Calvino nelle sue “Città invisibili “…saper cercare e riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno. E farlo durare e dargli spazio.”

Attraverso l’ascolto i corpi hanno raccontato e le parole sono andate in libertà. Le musiche dei grandi autori non hanno bisogno di cornici teatrali, sono belle, intense e importanti. Vanno all’essenza. E questo basta.
Quello che serve a noi è  fermarci ad ascoltarle. E ascoltarle insieme. Perché abbiamo bisogno di bellezza, perché le riflessioni sulla vita fanno parte della nostra storia, perché siamo sempre alla ricerca di nuove armonie.
Perchè abbiamo bisogno di ritornare al cuore delle cose.

“ Allegro ma non troppo” nasce come momento di incontro con la musica e il pubblico e l’avere  Bach, Mozart, Vivaldi, Chopin, Verdi, Ravel…come compagni di viaggio è un’esperienza straordinaria, un nutrimento per le orecchie e per lo spirito che ci permette di elevare l’anima fino a ritrovare noi stessi.

 

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