La Favola Bella, 2014

La Favola Bella

Lupo Cazzato

Chi potrebbe mai essere quella bambina nel bosco che porta un cappuccetto rosso?
Da dove viene e che ne sarà di lei? Perchè se ne va tutta sola?
Tra tutte le fiabe quella di Cappuccetto Rosso è sicuramente la più conosciuta e variamente interpretata, dalla versione del 1600 di Charles Perrault a quella ottocentesca dei fratelli Grimm tutte attingono a fonti orali popolari molto antiche e tutte radicate nella cultura contadina europea.
La fiaba è come uno specchio nel quale tutte le epoche si sono costantemente rispecchiate, molto vicina alla realtà della vita così come alle nostre esperienze interiori.
C’era una volta….e c’è ancora la necessità del fabulare, antica arte che trasforma la meraviglia in parola e la parola in nuova meraviglia.
C’era una volta… e c’è ancora la bambina ingenua ed innocente inghiottita da un lupo famelico, il bosco misterioso e il cacciatore salvifico, il fascino della trasgressione e della paura, la ricerca del piacere e la certezza della cattiveria dei lupi.
E chi è il lupo? Mangia la bambina per punirla della disobbedienza alla mamma o semplicemente per un naturale istinto di sopravvivenza? E’ un malvagio o semplicemente un matto?
C’era una volta…e c’è ancora un lupo che passa per cattivo.
Si sa che da tempo immemorabile la cattiveria è sempre stata considerata la caratteristica tipica dei lupi nonostante l’etologia abbia oggi confutato la leggenda e c’è ancora oggi la certezza che nel “ bosco” si possono fare brutti incontri.
Rileggendo la fiaba il gruppo si è riconosciuto nel branco dei lupi ed ha rivisitato la storia dal proprio punto di vista riconoscendo la necessità di raccontare e di raccontarsi, di  guardare in faccia le paure e le difficoltà del crescere, di essere consapevoli dell’avidità che li ha portato a non accontentarsi delle piccole quotidianità e quindi, in molti casi, a cercare nella criminalità quelle tinte forti di cui ne sentivano “ fame “. Il luogo è un cortile senza tempo nel quale è arrivato il cantastorie e gli attori, ascoltando la storia, entrano a farne parte. Una favola dentro la fiaba che scorre tra  pensieri e movimenti.

Lo spettacolo non ha assolutamente la pretesa di cambiare la morale della favola quanto di esprimere la necessità del gruppo di trovare un significato al proprio agire e di imparare a guardare i fatti da diversi punti di vista. Per chi lo vuole c’è sempre una strada per uscire dalla selva oscura nonostante le ingannevoli seduzioni dei lupi e dei fiorellini ed è indispensabile attraversare il bosco per poter diventare adulti.

Scritto e diretto da Grazia Isoardi
con i detenuti della Casa di Reclusione di Saluzzo
coreografie di Marco Mucaria