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Per voce offesa
Con Cristiana Soci voce narrante di Paola Sibille drammaturgia e regia di Silvia Venturini
in quegli anni, la paura regnava sovrana. Ancora fame, ancora miseria, ancora bombe e paesi messi a fuoco e ancora rastrellamenti, arresti ed esecuzioni. Tutti i resistenti rischiavano la vita ogni giorno, in ogni azione, ad ogni posto di blocco…”
La genesi del progetto affonda le radici nella volontà di rendere omaggio a Lidia Beccaria Rolfi, una giovane maestra divenuta staffetta partigiana durante la seconda guerra mondiale, arrestata, deportata e poi miracolosamente sopravvissuta a un anno di prigionia nel lager di Ravensbrück, l’unico campo di concentramento nazista riservato esclusivamente alle donne. Dopo dieci ulteriori anni di silenzio ed emarginazione seguiti al suo rientro in Italia, a partire dalla fine degli anni cinquanta, Lidia Rolfi, decide di dedicare la sua vita alla testimonianza, diventando progressivamente una delle voci più rappresentative, autorevoli ed accreditate in merito all’esperienza deportativa femminile.
Nell’affrontare questo lavoro, la prima esigenza era la documentazione, ma soprattutto la comprensione di un contesto, di un’epoca, certo studiata sui banchi di scuola, ma in realtà già lontana dal nostro presente di trentenni. Oltre ai libri di storia, sapevo di aver bisogno di un confronto con qualcuno che quell’epoca l’avesse vissuta. A Saluzzo mi si è offerto l’incontro con Paola Sibille, ex partigiana, poi amica di Lidia, che ha generosamente aperto le porte a me e al progetto, diventando una cara amica e preziosissima collaboratrice. La prima cosa che mi ha colpita è stata la sua intensa vitalità, sostenuta da un assoluto coraggio nei confronti della vita, pur restando sempre in una cordiale semplicità di anziana signora vissuta in provincia, lontana da ogni velleità di indottrinamento ideologico ed eroiche rivendicazioni. Ma la vera risorsa scaturita da questo confronto, che confermava i presupposti originari di questo lavoro, sta nell’averci permesso di scavare con rara lucidità di analisi non solo nel passato, ma anche nei processi evolutivi che dalla Storia ci riportano all’oggi e, con essi, all’emergere di una preoccupazione riguardo alla dispersione dell’esperienza passata, soprattutto riguardo ad una allora necessaria presa di coscienza, ormai in via di estinzione, delle responsabilità individuali e del potenziale di azione del singolo. Necessità di trasmettere non solo i fatti dunque, ma i processi ed i residui che restarono e restano attivi o latenti nella nostra società attuale…e tuttavia…
Come ricordare la Storia in una storia? Come e cosa riassumere della complessità? Come e cosa rappresentare dell’orrore e renderne percettibili i residui latenti? Come restare fedeli ad una voce che ha scelto la testimonianza e la trasmissione come missione? Come affrontare una biografia così ricca e così devastata? Come raccontare e per chi?
Nasce così l’idea di privilegiare la forma del racconto come trasmissione di esperienza. Un percorso di ascolto che attraversa tre generazioni per linea femminile. La voce di un’anziana signora ricorda e inizia un racconto per una bambina che le chiede una storia. Potrebbe essere una nonnina o una zia anziana che racconta una storia alla nipotina per farla addormentare…ma quella che inizia a narrare non è solo una storia, ma la Storia, quella che sgorga dai libri, dagli archivi e dalla sua viva memoria. La sua voce darà vita a un quadro dalle tinte oniriche in cui, tra un girotondo di sagome, entra canticchiando allegra una ragazza. È la giovane Lidia nel mondo della sua adolescenza.
“Nel mondo disumano, ogni minimo particolare è appositamente studiato per umiliare, distruggere, spersonalizzare le deportate, destinate a diventare numeri ferocemente funzionali alla produzione e al profitto. In queste condizioni si perdono le abitudini umane…si perde addirittura la voce, si diventa mute, ci si chiude in un cerchio di miseria e di annientamento. Scompare la persona e si fa avanti la bestia che agisce solo per istinto”.
Il susseguirsi degli eventi e delle tappe della vita di Lidia, la piccola italiana, la staffetta, le leggi disumanizzanti del lager e il massacro tramite lavoro, le voci del ritorno, le nuove leggi della nuova Italia libera, saranno dunque introdotte dalla voce narrante, per poi animarsi tra le voci del mondo esterno nel quadro delle sagome, che diventano via via familiari, amici, nemici, ombre, ma comunque sempre presenti: quadro di riferimento, ma anche condizionamento, recinto e confine. Le loro voci informano, ordinano, consigliano, criticano…in ogni modo sempre influenzano, condizionano e determinano il posizionamento, la scelta, la condizione, la possibilità o l’impossibilità di azione e reazione del singolo. La soluzione sarà nella riappropriazione di un’identità auto-determinata e nella scelta della testimonianza come trasmissione. Uscire dal silenzio per entrare nella possibilità di una parola pubblica, riconoscibile e riconosciuta, pur sapendo che la sfida più difficile, allora come oggi, sta non solo nel trovare uno spazio per il racconto, ma soprattutto nel riuscire a ricreare una possibilità di ascolto.
Ecco, si, ricordo…sto ridiventando persona… I ricordi sono solo delle persone… un ricordo che nello stesso tempo è visione speranza, desiderio… Il sapore dei cibi L’odore dell’erba Profumo di casa nelle narici Guardare il cielo, contemplare la luna Pensieri piccoli, voglia di casa, voglia di qualcosa in più, di un libro, di tanti libri, di un giornale, di un cinema, voglia di affetti…
Crediti:
Regia: SILVIA VENTURINI Attrice: CRISTIANA SOCI Voce Narrante: PAOLA SIBILLE Altre voci off: Allievi del Centro di Formazione Teatrale Milanollo diretto da Voci Erranti
Adriana Ribotta Claudia Gianoglio Cristiano Ferrua Daniela Gazzera Francesca Callegari Francesco Angelone Marco Mucaria Simone Morero
Drammaturgia: SILVIA VENTURINI
Bibliografia essenziale di riferimento: - Beccaria Rolfi, Bruzzone, Le donne di Ravensbrück, Einaudi, Torino 1978. - Beccaria Rolfi, L’esile filo della memoria, Einaudi, Torino 1996. - Bruno Maida, Non si è mai ex deportati – Una biografia di Lidia Beccaria Rolfi, Utet, Torino 2008.
Scene e costumi: SILVIA VENTURINI e CRISTIANA SOCI Progetto audio: SILVIA VENTURINI Disegno Luci: FABIO FERRERO Durata: 55 MINUTI Montaggio e riprese: LORENZO FARO' Foto di scena: ALEX ASTEGIANO
Altre musiche utilizzate:
1 - "Danza" di Davide Castiglia, Bevano Est, Album "Fuoco
Centrale", 1995 5 - "Canzone del Maggio" di Fabrizio De Andrè, Album "Da Genova", 1999.
Scheda tecnica:
n.2 domino 1000W n.18 PC 1000W con bandiere mixer luci min. 12 cananli Impianto diffusione audio con lettore CD/supporto PC
Considerazioni di Cristiana Soci La sua storia, come la storia di molte donne “resistenti”, ha qualcosa di eccezionale. La passione per la vita l’ha sempre accompagnata, quando voleva essere a tutti i costi Piccola Italiana, quando per costruire una società migliore a soli diciott’ anni faceva da staffetta partigiana, nel lager quando nonostante tutto continuava la sua resistenza scrivendo su carta rubata tutto ciò che aveva imparato da “libera”e soprattutto dopo, quando ritornata a casa e alla “normalità” ha deciso di parlare nonostante tutti le dicessero di tacere. Poi l’incontro con Paola Sibille. Ho ascoltato i suoi racconti di partigiana percependo chiaramente il suo amore per la libertà e il desiderio di una società migliore che, aldilà di qualsiasi orientamento politico, ancora oggi l’anima. Ascoltare i suoi racconti e “sentire” la sua forza mi ha dato la possibilità di realizzare ciò che intendevo fare con il mio lavoro: essere un mezzo, uno strumento attraverso il quale Lidia potesse ancora una volta raccontare la sua storia
Informazioni David Valderrama cell. 328/8052504 |
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