Per Voce Offesa

Per Voce Offesa

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 La genesi del progetto affonda le radici nella volontà di rendere omaggio a Lidia Beccaria Rolfi, una giovane maestra divenuta staffetta partigiana durante la seconda guerra mondiale, arrestata, deportata e poi miracolosamente sopravvissuta a un anno di prigionia nel lager di Ravensbrück, l’unico campo di concentramento nazista riservato esclusivamente alle donne.

Dopo dieci ulteriori anni di silenzio ed emarginazione seguiti al suo rientro in Italia, a partire dalla fine degli anni cinquanta, Lidia Rolfi, decide di dedicare la sua vita alla testimonianza, diventando progressivamente una delle voci più rappresentative, autorevoli ed accreditate in merito all’esperienza deportativa femminile.

A Saluzzo abbiamo incontrato Paola Sibille, ex partigiana, poi amica di Lidia, che ha generosamente aperto le porte al progetto, diventando una cara amica e preziosissima collaboratrice. Questo confronto ci ha permesso di scavare con rara lucidità di analisi non solo nel passato, ma anche nei processi evolutivi che dalla Storia ci riportano all’oggi e, con essi, all’emergere di una preoccupazione riguardo alla dispersione dell’esperienza passata, soprattutto riguardo ad una allora necessaria presa di coscienza, ormai in via di estinzione, delle responsabilità individuali e del potenziale di azione del singolo.
Necessità di trasmettere non solo i fatti dunque, ma i processi ed i residui che restarono e restano attivi o latenti nella nostra società attuale
Nasce così l’idea di privilegiare la forma del racconto come trasmissione di esperienza.
Un percorso di ascolto che attraversa tre generazioni per linea femminile.
La voce di un’anziana signora ricorda e inizia un racconto per una bambina che le chiede una storia.
…ma quella che inizia a narrare non è solo una storia, ma la Storia, quella che sgorga dai libri, dagli archivi e dalla sua viva memoria.

La sua voce darà vita a un quadro dalle tinte oniriche in cui, tra un girotondo di sagome, entra canticchiando allegra una ragazza. È la giovane Lidia nel mondo della sua adolescenza.
Il susseguirsi degli eventi e delle tappe della vita di Lidia, la piccola italiana, la staffetta, le leggi disumanizzanti del lager e il massacro tramite lavoro, le voci del ritorno, le nuove leggi della nuova Italia libera, saranno dunque introdotte dalla voce narrante, per poi animarsi tra le voci del mondo esterno nel quadro delle sagome, che diventano via via familiari, amici, nemici, ombre, ma comunque sempre presenti: quadro di riferimento, ma anche condizionamento, recinto e confine.
Le loro voci informano, ordinano, consigliano, criticano…in ogni modo sempre influenzano, condizionano e determinano il posizionamento, la scelta, la condizione, la possibilità o l’impossibilità di azione e reazione del singolo.
La soluzione sarà nella riappropriazione di un’identità auto-determinata e nella scelta della testimonianza come trasmissione.
Uscire dal silenzio per entrare nella possibilità di una parola pubblica, riconoscibile e riconosciuta, pur sapendo che la sfida più difficile, allora come oggi, sta non solo nel trovare uno spazio per il racconto, ma soprattutto nel riuscire a ricreare una possibilità di ascolto.

 

 

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