Teatro e Carcere

Teatro e Carcere

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Il Laboratorio Teatrale per i detenuti della Casa di Reclusione “R. Morandi” di Saluzzo ha inizio nell’ottobre 2002 per volontà del Direttore, Dott.ssa Marta Costantino, e della Responsabile dell’Area Educativa, Il progetto nasce come percorso di formazione teatrale, luogo di espressione e possibilità di creazione artistica con il fine di allestire, ogni anno, una spettacolo teatrale aperto al pubblico esterno.
Dal 2004 il gruppo partecipa a Rassegne e Festival teatrali portando gli spettacoli al di fuori delle mura.
Rai Tre nel 2006, in occasione della replica del primo spettacolo “La Soglia” al Teatro della Tosse di Genova, dedica una puntata della trasmissione “Racconti di vita”.
La Televisione Belga KVS, nel 2008, produce un documentario sull’esperienza del gruppo.
Nel febbraio 2008, viene rappresentato lo spettacolo “Lividi” all’interno della Stagione di Teatro Sociale del Teatro Eliseo a Roma. L’attività si svolge due giorni alla settimana per un gruppo di 20 detenuti ed è un percorso che sviluppa un programma di lavoro fisico e di educazione vocale.
Il teatro in carcere è cultura che diventa occasione di cambiamento, luogo in cui il detenuto può ri-vedersi e sperimentare un modo nuovo di relazionarsi, scoprire capacità
espressive e rielaborare il proprio vissuto.Perché come disse, un giorno, Mario “….se invece che pane e pistole avessi mangiato pane e cose belle, oggi non sarei in galera a far credere di essere un grande uomo”.

I protagonisti

“…È cominciato tutto così, per caso. Il tempo non passava, mi annoiavo, cercavo qualcosa da fare ed ecco che vedo nella bacheca in sezione la proposta di un corso di teatro.
Ho pensato “per continuare a far niente posso iscrivermi a questo laboratorio… sono un po’ timido, un po’ chiuso, questo magari mi servirà a qualcosa… se non altro a distrarmi dalla monotonia quotidiana…”.
In poco tempo il gruppo si è affiatato; durante i nostri incontri c’era sempre più energia positiva che ci rendeva tutti più uniti e curiosi di scoprire nuove emozioni che sentivamo affiorare, sensazioni di benessere, di rilassatezza e di sfogo delle tensioni accumulate durante la settimana.
Però c’era ancora qualcosa che non tornava: a cosa servivano gli esercizi che facevamo? Che relazione avevano con il teatro?
Ricordo che una volta durante una lezione, dopo aver fatto salti, capriole, boccacce e urla ci siamo sdraiati sui tappeti per rilassarci ascoltando una musica dolce. Io mi sono sentito su una spiaggia, insieme al mio amore, proprio su quella spiaggia dove siamo andati tante volte.
Ero talmente preso da quella situazione che non so neanche perché mi ritrovai gli occhi pieni di lacrime. Era tanto che non piangevo, non distinguevo più la gioia dalla sofferenza, cercavo di farmi rimbalzare tutto, forse per difendermi. Adesso, invece, voglio recepire le sensazioni, brutte o belle che siano, non importa, la cosa importante è sentirsi vivi”.

Ilario

“Cosa mi piace del teatro?
La solitudine dell’attore in scena.
Le luci spente , il pubblico muto.
In quel momento io divento sordo e non vedo più nulla, tranne un filo invisibile che mi collega alla platea e mi sento come fossi inchiostro mentre il pubblico è la carta bianca.
Con la leggerezza di una piuma scrivo ciò che ho nella mente prima che la musica mi faccia uscire per nascondermi dietro le quinte.
In quel momento mi sento leggero.
Sono altrove.”

Rachid

 

 

 

 

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